Le parole della notte
  • Poesie, vite avventurose, storie di artisti mescolate a storie di cronaca: uno zibaldone di pensieri che si formano di notte e talvolta svaniscono di giorno
    A cura di Paolo Di Mizio
  • 21.12.12
    Lettera di Natale da un amico che "odia con amore"

    Ho ricevuto questa lettera dal mio amico Alberto, e gli ho risposto.

    Caro Paolo,
    ti scrivo così ti distraggo un po’.
    Abbi pazienza, tu che hai visto il mondo, tu che ne hai scritto, ecco, credo che tu possa darmi una risposta, o almeno provaci. Il Natale è alle porte (scusa l’espressione fin troppo abusata) e io mi sento messo alla porta. Messo alla porta da questo evento, che forse un tempo, timorato di Dio, sentivo in cuore come un qualsiasi altro cattolico praticante. Ricordo di quando facevo il chierichetto e non vedevo l’ora di “prestare servizio” per la messa di Natale. Ricordo di quando a pranzo, in presenza dei parenti, mi alzavo in piedi sulla sedia per recitare la mia poesia di Natale, e tutti lì ad applaudire quel bravo cristiano che ero.
    Altri tempi, altri insegnamenti, poi il tempo passa e ti cambia, è inevitabile.
    Quello che mi chiedo, e che ti chiedo, è se il Natale può avere un senso anche per una bestia come me, e se ce l’ha, dimmi qual è. Mi ritrovo ogni anno con gli stessi fantasmi nella testa, con la mente ingolfata dalla vita, con le idee confuse, col cuore inzuppato di quella malinconia che ha soppiantato ormai da tempo il rumore della felicità. E più quest’atmosfera d’amore tenta di insinuarsi dentro di me, più io odio la gente, ma la odio con amore, perché la avverto distante, mi manca, ne sento il bisogno, la desidero.
    Ma il vero problema, realisticamente parlando, è la distanza incolmabile che ho posto tra me e me, tra ieri e oggi, tra dubbio e verità. E forse c’è un po’ di distanza anche tra noi due, una distanza certamente colmabile e puntualmente colmata. Non è forse il Natale un modo come un altro per ritrovarsi o dirsi addio? Sto solo cercando una risposta, una tra miliardi. Eppure scelgo sempre la stessa, la stessa da quando ho smesso di crederci.
    Ciao, Alberto

    * * * *


    Caro Alberto, capisco fino in fondo quello che vuoi dire, perché anche io, in altro modo, per altri percorsi, e con un'altra età rispetto alla tua, sono arrivato ormai da qualche anno a sentire il Natale come un disagio. Un distacco tra ciò che era e ciò che è oggi.
    Ma non solo questo. Non è solo il passare del tempo e il ricordare i giorni dell'infanzia, quando il Natale nella mia casa, nella mia famiglia, aveva il profumo dei mandarini e dei tortellini in brodo di mia nonna, e noi bambini si trepidava in attesa dei giocattoli che ci avrebbe portato Babbo Natale (prima ancora, in verità, ce li portava la cara Befana, ora quasi defunta: li lasciava in un piccolo cumulo sul tavolo della cucina, io la adoravo, quella vecchietta sfuggente!)
    Sì, era un incanto. Ma non è solo questo, oggi, che mi manca. È non è neppure il fatto che il Natale, da festa dello spirito per i credenti e i non credenti, si sia trasformato da tempo in un'insopportabile orgia di consumismo. No, non è neppure questo. È qualcosa di diverso.
    È forse, almeno per me, un momento in cui si fa più acuto il bisogno di un bilancio della propria vita. E i bilanci, si sa, non quadrano quasi mai. Il mio, poi, proprio mai, se vuoi saperlo. Siamo incontentabili? Cerchiamo sulla Terra qualcosa che non appartiene alla Terra? È forse per questo che io ateo entro in chiesa talvolta di soppiatto, spinto da un bisogno inspiegabile, e quasi mi vergogno mentre immergo due dita nell'acqua santa e mi faccio il segno della croce e mi siedo su uno degli ultimi banchi? Lì, sotto le navate imponenti, respiro il profumo dell'incenso, ascolto la litania delle novene recitate dalle pie donne sedute ai primi banchi. Mi guardo intorno. Ma non vedo ciò che vorrei vedere e non odo la Voce che vorrei udire. Quello che cerco, mi sfugge. Quello che desidero, non mi è dato. Esco sulla strada e sono più solo di prima. Non odio nessuno, non amo nessuno, cammino nella folla come un automa tra gli automi. E penso che tu in fondo sia fortunato a odiare la gente "ma con amore", come scrivi. È dopo tutto un segno di vitalità, il tuo.
    Mi chiedi se il Natale può avere un senso per una bestia come te. E per una bestia come me, puoi aggiungere. Be', Alberto, come bestie siamo già in due e non mi stupirei se ne trovassimo altre e se poi si scoprisse infine che noi bestie formiamo un grande branco. Un branco di gente solitaria e delusa, noi gente in cerca di qualcosa senza sapere che cosa, noi sofferenti automi, noi maledetti robot della vita, noi scialbi e temporanei avvenimenti di una Terra splendida ed eterna, che non ci ama.
    Finiremo prima della Terra, e dopo di noi, incuranti di noi, ci saranno altri Natali, matureranno altri campi di grano e cresceranno nuove generazioni di ragazzi che vedranno nuovi cieli azzurri. Si vive una volta, si soffre una volta. Buon Natale, amico mio bestia. Continua a odiare tutti con amore, e forse un giorno qualcuno ti amerà. O forse no. Aspetta.
    Con affetto, Paolo


    Sono presenti 2 commenti

    Anonimo ha detto...

    Carissimi Alberto e Paolo,
    vorrei potervi trasmettere un pò delle belle, dolci e calde sensazioni che mi porta ogni anno Natale. purtroppo le sensazioni non si possono descrivere, ma vanno visuto,posso solo dirvi che il Natale è un giorno come un'altro, come tutti i giorni dell'anno. Perciò, lasciate la malinconia ed i cupi pensieri dove stanno, non rattristatevi, ma vivete Natale come un giorno qualsiasi dell'anno. Ogni bene, amici cari.
    connie

    Anonimo ha detto...

    Vi auguro che finite le feste possiate trovare un po' di serenità. Comunque... buon anno da Luisa.

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