Le parole della notte
  • Poesie, vite avventurose, storie di artisti mescolate a storie di cronaca: uno zibaldone di pensieri che si formano di notte e talvolta svaniscono di giorno
    A cura di Paolo Di Mizio
  • 19.12.12
    Perché la bellezza non ha nulla a che fare con la bellezza 

    Che cosa è bello e che cosa è brutto? Il mondo classico, parlo della scultura greca, aveva elaborato dei precisi canoni di bellezza. Ogni età, in fondo, ha elaborato suoi canoni di bellezza nell'arte e nel gusto collettivo. Ma nella vita di ogni giorno, quando giudichiamo se un oggetto, un luogo o una persona sia bella o brutta, in base a quale criterio lo facciamo? Un vecchio proverbio contiene una semplice verità: "non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace".

    Il problema allora si sposta a un'altra domanda: perché una cosa, un luogo o una persona ci piace? In base a quali elementi di giudizio? La mia risposta è che i criteri sono soggettivi e riguardano la stratificazione della nostra storia psichica dalla nascita in poi, una stratificazione sulla quale contemporaneamente influisce il mondo esterno di cui si è fatta esperienza.

    Un esempio pratico, che non ho mai dimenticato, mi venne un giorno mentre percorrevo in auto la via Salaria, proveniente da Roma e diretto nelle Marche. Circa a metà del tragitto, tra le montagne, decisi di riposare cinque minuti. Mi fermai al primo bar che trovai. Il luogo mi apparve poco bello, per non dire davvero brutto.
    Era un piccolo agglomerato di costruzioni che non si poteva neppure definire un villaggio. Quattro o cinque case dall'aspetto trasandato, costruite in disordine ai piedi di una parete rocciosa, dove c'era uno spiazzo pianeggiante. Subito dopo questo piccolo villaggio, la Salaria curvava e imboccava un ponte che superava un fiume dall'acqua verde e tumultuosa, immerso in una gola tra le rocce.

    Entrai dunque nel bar. Stavo bevendo il caffè e stavo appunto pensando a quanto fosse poco attraente quel luogo, quando il barista, per una strana coincidenza, pronunciò questa frase, che era rivolta a un avventore, evidentemente un abitante del piccolo villaggio: "Caro mio," disse il barista "sono stato dieci anni emigrato in Germania. Ho visto tanti posti. E sai che ti dico? Ti dico che San G. (il nome del villaggio) è il paese più bello del mondo".

    Era come se quel barista mi avesse letto nel pensiero e mi avesse dato una risposta: amico, mi aveva detto inconsapevolmente, non giudicare solo con gli occhi; sono stato in luoghi stranieri e lì ho trascorso una vita difficile, fatta di fatica, sacrifici, talvolta anche umiliazioni; la gente non parlava la mia lingua, io faticavo a parlare la loro e quindi quasi non palavo con nessuno, tranne quando incontravo qualche povero diavolo emigrato dal mio Paese, qualcuno sfortunato come me, infelice come me; sai, in quelle condizioni non hai occhi capaci di apprezzare la bellezza di questo o quel luogo, la raffinatezza di questa o quella costruzione: hai occhi solo per quanto ti basta a sopravvivere, hai occhi solo per guardarti da altre sofferenze, altro dolore; e in quelle condizioni neppure apprezzi i sapori, buoni o cattivi che siano, dei cibi e delle bevande: non apprezzi nulla: né le cose né la gente.

    E invece, quando torni a casa, nella tua terra, nel tuo Paese, ecco che improvvisamente i tuoi occhi si riaprono, i tuoi sensi si ravvivano, e allora tutto ciò che vedi ti appare bello come era bello nella tua infanzia. Ogni cosa che mangi o bevi ti ricorda i sapori che hai conosciuto quando eri un bambino: il piacere di cogliere una mela dalla pianta, la gioia di vedere il tuo cane che ti fa le feste quando torni a casa, il miele che senti nel cuore quando sulla via incontri un uomo che hai conosciuto da bambino e ti saluta con un sorriso: tu sai tutto di lui, lui sa tutto di te, quasi non servono parole; e la sera, tra amici, si scherza, si gioca, si beve un bicchiere di vino. E infine andrai a dormire sereno, in pace col mondo, in armonia con te stesso e le cose che ti circondano. Ecco, amico viaggiatore che sei capitato in questo bar per caso, ecco che cosa è un luogo bello, anzi il più bello del mondo.
    Era questo il discorso che il barista aveva implicitamente rivolto a me, mentre parlava con l'altro avventore del suo locale. Era come se avesse sentito i miei pensieri e mi avesse risposto con il suo pensiero.

    Da quel giorno non ho mai più dimenticato che il concetto di bellezza ha molto più a che fare con la nostra psiche e la nostra storia individuale che con la realtà oggettiva. E ho molto rispetto per le cose che a me non piacciono ma piacciono ad altri uomini e altre donne. Perché dietro al loro giudizio c'è sempre una storia, una vita, un senso.


    È presente 1 commento

    Anonimo ha detto...

    bellissimo! solo tu, Paolo, avresti potuto scrivere un pezzo così! sei davvero un grande!

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