Le parole della notte
  • Poesie, vite avventurose, storie di artisti mescolate a storie di cronaca: uno zibaldone di pensieri che si formano di notte e talvolta svaniscono di giorno
    A cura di Paolo Di Mizio
  • 11.12.12
    Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi, a ciò che un tempo siamo partiti per trovare...

    Quando ero un giovane cronista, fui inviato dal mio giornale in un Paese straniero per un reportage. Il primo giorno conobbi una ragazza del luogo. Era bellissima. Intelligente, sensibile. Aveva molto sofferto per motivi famigliari e di salute. La corteggiai assiduamente per i circa quaranta giorni in cui rimasi nel Paese. Ma senza alcun successo. La mattina della mia partenza volle accompagnarmi all'aeroporto. E in taxi, inaspettatamente, mi disse: "Oggi che parti mi sono accorta che sei l'unica cosa bella che mi sia capitata da tanto tempo a questa parte. L'unica persona che si sia presa cura di me". Pianse in silenzio, guardando fuori dal finestrino. Prima che mi imbarcassi, volle baciarmi. A lungo, sensualmente, come una fidanzata. Ma sapevamo entrambi che era troppo tardi.

    Qualche anno dopo, quando il suo Paese era in guerra, la sua città sotto le bombe, e io la pensavo in modo straziante, mi arrivò in redazione un telegramma davvero inatteso "Dove sei? Ti penso. Il tuo ricordo mi fa soffrire". Seguiva il suo nome. Era di nuovo troppo tardi. Amavo un'altra donna, lo scenario della mia vita era cambiato, il tempo, l'occasione, erano perduti per sempre.
    Dice il poeta danese Henrik Nordbrandt:

    Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
    A ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
    (...)
    E in qualsiasi fiume ci specchiamo
    Vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

    Sono presenti 3 commenti

    Anonimo ha detto...

    Triste e malinconica... o meglio melanconica... ma molto bella

    Anonimo ha detto...

    mi viene in mente un film con Gwyneth Paltrow: "Sliding Doors".

    Anonimo ha detto...

    Quanti ricordi.

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