Le parole della notte
  • Poesie, vite avventurose, storie di artisti mescolate a storie di cronaca: uno zibaldone di pensieri che si formano di notte e talvolta svaniscono di giorno
    A cura di Paolo Di Mizio
  • 16.1.13
    Una storia di vita vera che sembra uscita da un romanzo dell’800

    Avete mai letto uno di quei romanzi dell’800 pieni di poveri e di gente affamata? Per esempio I miserabili di Victor Hugo o David Copperfield di Charles Dickens o Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij? Romanzi che sono innanzitutto impietosi ritratti delle rispettive società, Francia, Inghilterra, Russia, ad un tempo in cui le differenze tra ricchi e poveri erano disumane.

    Ebbene, con un senso di sgomento mi sono venuti alla mente gli ambienti storici di quei romanzi quando la mia amica Annamaria Savini mi ha scritto per raccontarmi un episodio di cui è stata testimone e in parte protagonista ieri in un supermercato.

    La scena si svolge a Pedaso, una cittadina delle Marche, regione benestante, abitata da gente solida e lavoratrice. La mia amica è in fila alla cassa. Ha un carrello colmo di roba, anche perché, oltre alla spesa per la famiglia, ha fatto acquisti per la buona trattoria che gestisce in un paese vicino. Davanti a lei, nella fila, c’è un’anziana signora dall’aspetto dimesso ma dignitoso, con un cappotto nero un po’ logoro e una sciarpa di lana. Ha comprato solo una bottiglia di gassosa. Porge alla cassiera 85 centesimi.

    La cassiera, che evidentemente conosce la cliente, le dice: “No, Lina, la gassosa costa 98 centesimi”. L’anziana signora, con aria imbarazzata, chiede: “Ma è aumentata?”. La cassiera: “Sì, Lina, credo di sì. Ma non mi fare domande, oggi non è giornata, non mi sento per niente bene”.

    L’anziana signora, rossa di vergogna, dice: “Scusami, se hai già fatto lo scontrino, ma non mi bastano i soldi… Non sapevo che il prezzo fosse aumentato da sabato scorso”.

    A questo punto interviene la mia amica Annamaria: “Signora, non si preoccupi, la faccio mettere nel mio conto, ho preso tanta roba”.

    L’anziana però dice che no, non può permettere che un’estranea paghi per lei. E a quel punto spiega (“con un viso che non dimenticherò mai”, racconta la mia amica): “Non si preoccupi per me. Non importa. Prendevo la gassosa solo perché contiene zuccheri e qualche volta, quando ho tanta fame, ne bevo un sorso, così gli zuccheri mi placano un poco lo stomaco”.

    A quel punto la mia amica non vuole più sentire ragioni. Paga la bottiglia di gassosa e la mette imperiosamente in mano all’anziana signora. “Per un euro, signora, mi posso permettere di farle un regalo. Lo accetti, la prego”.

    L’anziana non ha la forza di rifiutare, anche perché la mia amica ha un carattere di ferro, che non ammette repliche. “La ringrazio” sussurra la donna. “Non so come sdebitarmi… Pregherò ogni sera per lei e per la sua famiglia.” Attorno alla cassa del supermecato si è fatto un grande silenzio. L’anziana si avvia alla porta e scompare per strada.

    Ecco, con questo piccolo finale, termina questa piccola storia di vita vera. E dopo aver letto le parole con cui la mia amica Annamaria me l’ha raccontata, mi sento non solo commosso e indignato, ma anche frastornato e confuso. Provo una specie di vuoto temporale, come se i capitoli della Storia – quella con la S maiuscola – fossero stati improvvisamente scossi da una raffica di vento, che disperde le pagine in un gran disordine. Sì, faccio fatica a mettere in ordine i fatti e i luoghi.

    Questa non è la Francia postnapoleonica dominata dalla feroce aristocrazia reazionaria degli ultra royalistes. Non è l’Inghilterra imperiale dove è appena sorto il grande capitalismo, fondato sulla produzione industriale e su masse di reietti obbligati a lavorare dodici ore al giorno per un tozzo di pane, nelle fabbriche di stoffe o nelle miniere del Galles. Non è la Russia feudale degli Zar, dove una ristretta aristocrazia terriera domina milioni di servi della gleba, che hanno meno diritti di uno schiavo.

    No, mi dico e mi ripeto che questa è l’Italia dell’anno 2013. Questa è l’Italia definita ottava potenza economica del mondo. Questa è l’Italia dove migliaia di giovani fanno la fila per comprare l’ultimo modello di telefonino. Questa è l’Italia dove qualche governante ci assicura che “i ristoranti sono sempre pieni”.

    Ma i tempi e i luoghi si confondono. Perché questa è anche l’Italia dove migliaia di anziani devono sopravvivere con pensioni di 450 euro al mese. Questa è l’Italia dove ci sono persone che bevono la gassosa per placare i morsi della fame, e talvolta non hanno neppure i 98 centesimi per comprarla la gassosa.

    Me ne ricorderò, con rabbia e con furia, quando andremo a votare per partiti formati da personaggi che non hanno voluto scalfire i loro immensi privilegi. Personaggi che hanno ridotto le spese per l’assistenza sociale mentre assegnavano a se stessi denaro pubblico a palate. Personaggi che hanno depenalizzato il falso in bilancio, aprendo le porte all’evasione fiscale che equivale a rapinare i ceti meno abbienti. Personaggi che ci hanno detto che il problema era la “libertà”, minacciata da orde di comunisti bolscevichi. No, il problema in Italia, nel 2013, non è la libertà: è ancora, di nuovo, la giustizia sociale. Oggi, come ai tempi della rivoluzione francese. Tornerò a sfogliare I miserabili di Hugo, il David Copperfiel di Dickens e il Delitto e castigo di Dostoevskij. Ma non crederò più che siano fatti accaduti in tempi lontani. Mi sembreranno invece paurosamente vicini.


    Sono presenti 9 commenti

    fabrizio grassone ha detto...

    No comment

    Anonimo ha detto...

    Mamma mia, che storia... non so perchè ma non sopporto di vedere bambini o anziani che soffrono... e invece è proprio così, ma non ce lo voglioni dire... speriamo che alle prossime elezioni qualcuno se lo ricordi...

    Anonimo ha detto...

    Speriamo perchè avanti così non si va più. a CASA I tecnici e avanti la politica, ma quella vera, quella che pensa anche alle persone come questa anziana, con un nulla di pensione mentre a Roma si divorano tutto. Ladri, il Signore vi punirà un giorno!!!!!!

    Anonimo ha detto...

    Sta storia è una balla.

    Anonimo ha detto...

    Bisogna togliere TUTTI i privilegi a chi ci governa a livello locale ed a livello nazionale e ridurli come numero al 10%. Il risparmio sarà enorme. Le risorse risparmiate si potranno mettere al servizio del cittadino, come dovrebbe già essere adesso, e non a disposizione dei governanti ed amministratori.

    Anonimo ha detto...

    Vedo che anche su questo blog, quando si accenna alla politica si scatenano gli istinti più repressi. Ci indignamo, e a ragione, per fatti che forse succedono ogni giorno, ma che la dignità di alcune persone cela tra le pieghe di un'educazione di civiltà. Io non credo in esempi derivanti da punizioni perchè servirebbe ad "educare" in modo autoritario. Credo nell'educazione e nell'esempio della famiglia, nel rispetto delle regole e nel coraggio del cambiamento quando questo possa essere migliore dello status quo. Credo nel rispetto degli altri nella reciprocità dei sentimenti. L'odio non insegna niente ma è molto più facile e autogiustificativo dell'esempio quotidiano di onestà sociale. I politici che abbiamo e che forse continueremo ad avere non sono altro che lo specchio della nostra civiltà materialista ed individualista e ci indignamo perchè sono riusciti ad avere e a fare quello che molti se fossero al loro posto farebbero nello stesso modo se non peggio.

    Anonimo ha detto...


    Se la storia fosse vera:

    la sua amica Annamaria dovrebbe :

    1) fare di tanto in tanto spesa alimentare per la signora Lina e fargliela recapitare tramite il personale del supermercato

    2) segnalare il caso della signora Lina in parrocchia, che ha un pò di dignitoso orgoglio ma che non riempe lo stomaco

    sennò Annamaria ogni volta che si accinge a preparare i manicaretti per la gli avventori della sua trattoria, si rivede davanti agli occhi "un viso che non dimenticherà mai", non si può rimanere indifferenti e cavarsela solo con una gassosa...............

    pace e bene a tutti.

    Anonimo ha detto...

    La mia amica Annamaria, nei giorni seguenti l'episodio che ho raccontato, ha fatto molto di più di quanto il lettore (o la lettrice) suggerisce.
    Poiché tutti noi abbiamo davanti agli occhi casi di indigenza e sofferenza, spero che anche il lettore (o la lettrice) faccia ogni giorno la sua parte, e non si limiti a segnalare in parrocchia.
    Paolo Di Mizio

    claudio ha detto...

    Con la fame non credo che qualcuno pensi a comprare una gassosa per "allentare la fame".
    Era più credibile con un Kg di zucchero. La storia mi sembra tutta una farsa. Vedo ogni giorno persone che raccattano qualcosa dai cassonetti o dagli scarti dei supermercati e mercati vari ed inventarsi storielle strappalacrime non credo che serva a qualcuno o a qualcosa...ma ognuno ha la sua dignità

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