Le parole della notte
  • Poesie, vite avventurose, storie di artisti mescolate a storie di cronaca: uno zibaldone di pensieri che si formano di notte e talvolta svaniscono di giorno
    A cura di Paolo Di Mizio
  • 1.3.13
    Morto in Inghilterra l’ideatore del clamoroso colpo al treno portavalori 

    Mezzo secolo esatto dopo la Grande Rapina al Treno è morto, all'età di 81 anni, Bruce Reynolds, l'uomo che pianificò il più audace colpo del secolo, come venne definito.

    Ai più giovani non dirà niente, ma quando ero un bambino si narrava con meraviglia - e si narrò per anni – del romanzesco colpo al treno portavalori Londra-Glasgow, svaligiato in corsa durante la notte da una banda di professionisti londinesi. Era l'agosto del 1963 e nessuno si accorse dell’avvenuta rapina fino a quando il treno non arrivò a destinazione e la carrozza blindata, una volta aperta, apparve clamorosamente vuota.

    Il colpo fruttò l'equivalente di oltre 30 milioni di sterline di oggi. Sulla vicenda, negli anni a seguire, furono scritti innumerevoli libri e realizzati innumerevoli film.

    Quasi tutti, ma non tutti, i componenti della banda furono arrestati e condannati alla pena record - per quei tempi - di 30 anni di prigione. Un anno per ogni milione di sterline rubato, potremmo dire.

    Ma la caccia fu lunga. Reynols era fuggito con la moglie e il figlio in Messico e poi in Canada. Fu arrestato al suo ritorno in Inghilterra, nel 1968. All'aeroporto lo attendeva il detective che da cinque anni lo rincorreva in mezzo mondo. Quando l'ispettore finalmente lo vide tra i passeggeri appena sbarcati, lo avvicinò e gli disse: "Salve, Bruce. E' da un pezzo che non ci vediamo". Reynolds rispose filosoficamente in francese: "C'est la vie".

    Qualche settimana fa, ormai anziano e malato, a un giornalista che lo intervistava e gli chiedeva del suo stato di salute, aveva detto, non meno filosoficamente: "Be', sa, l'uomo con la falce si approssima."

    Nel suo libro di memorie Reynolds racconta che nelle ore precedenti la Grande Rapina al Treno si era concesso, come viatico portafortuna e come simbolo della sperata ricchezza, un ricco sigaro cubano, un Montecristo Numero 2. "Fumandolo - scrisse - mi venne stupidamente da pensare: Be', niente male, ho portato Cuba nel Buckinghamshire".


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